Borgo Banditaccia: architettura contemporanea e paesaggio nella Maremma toscana
Sulla dorsale di una collina maremmana, tra due vallate e sotto lo sguardo della fortezza di Magliano in Toscana, Borgo Banditaccia torna a esistere come organismo unitario. Un luogo che per oltre un secolo ha segnato il paesaggio agricolo della zona, prima come riferimento territoriale e poi come frammento isolato, rinasce grazie a un progetto di riqualificazione firmato dallo studio Edoardo Milesi & Archos.
Il valore dell’intervento è stato riconosciuto anche a livello nazionale: il progetto ha ricevuto il Premio RĒGULA 2025 – VIII Edizione, uno dei più autorevoli riconoscimenti dedicati all’architettura contemporanea italiana, nella sezione Restauro, riqualifica e rifunzionalizzazione.
L’intervento è un esempio significativo di come la rigenerazione del patrimonio rurale sia occasione per sperimentare nuove forme di abitare, mantenendo un dialogo profondo con il paesaggio e con la memoria dei luoghi.
Un progetto di ricomposizione del paesaggio
La riqualificazione di Borgo Banditaccia non si limita al recupero degli edifici esistenti: il progetto affronta il complesso come un organismo unitario, lavorando per ricucire le diverse stratificazioni accumulate nel tempo.
Il punto di partenza è l’unica porzione autentica del complesso originario: le antiche carraie voltate e il nucleo compatto situato a nord. Questo elemento storico diventa il cuore generatore del nuovo assetto architettonico, mantenendo una propria identità materica e tipologica. Le aggiunte più recenti, prive di qualità costruttiva o incoerenti con l’impianto originario, sono state demolite, e i diversi volumi sono stati ricomposti lungo l’asse storico del borgo, ortogonale rispetto alla dorsale collinare, dando vita a un sistema architettonico compatto ma permeabile, capace di dialogare con la luce, il vento e il paesaggio circostante.
Il risultato è un piccolo borgo contemporaneo in cui edifici, percorsi e spazi aperti costruiscono un equilibrio tra protezione e apertura, tra densità costruita e apertura verso l’orizzonte.
Materia e luce: una grammatica architettonica essenziale
L’identità del progetto si fonda su una scelta materica precisa, costruita intorno a tre elementi principali: pietra locale, mattone di recupero e calcestruzzo a vista colorato in pasta.
Materiali utilizzati come elementi strutturali capaci di dare vita a superfici vive e vibranti. La pietra rappresenta continuità nella tradizione costruttiva del luogo; il mattone recuperato conserva la memoria del lavoro agricolo; il calcestruzzo, trattato con inerti affioranti, rilegge in chiave contemporanea la muratura storica scialbata.
Le superfici architettoniche diventano così sensibili alla luce e alle stagioni, mutando nel corso della giornata e creando un’alternanza tra pieni e vuoti, ombre profonde e aperture improvvise.
Anche il sistema delle aperture è pensato per controllare il rapporto tra interno ed esterno: piccole fenditure, grandi superfici vetrate e infissi arretrati nello spessore murario modulano lo sguardo verso il paesaggio e proteggono l’intimità degli spazi abitativi.
Coperture e profilo architettonico
Un piccolo borgo contemporaneo
Il nuovo assetto della Banditaccia ospita oggi una struttura ricettiva diffusa: una casa del conduttore, sei minialloggi e una serie di spazi comuni pensati per favorire la relazione tra gli ospiti e il contesto naturale. L’insieme funziona come un piccolo borgo mediterraneo fatto di volumi ravvicinati, percorsi ombreggiati e improvvise aperture sul paesaggio. Tra gli edifici si inseriscono spazi intermedi, come il pergolato avvolto da glicine e vite americana, che diventano luoghi di incontro e di sosta, sospesi tra architettura e natura.
Anche gli edifici di servizio reinterpretano le tipologie rurali tradizionali: la piscina coperta, ricavata nel volume dell’ex stalla, utilizza un involucro in calcestruzzo a doppia curvatura e sfrutta luce zenitale e ventilazione naturale per creare un ambiente energeticamente passivo, capace di autoregolarsi senza ricorrere a sistemi impiantistici invasivi.
Sostenibilità e continuità con il territorio
Uno degli aspetti più significativi del progetto è l’approccio alla sostenibilità, considerata come parte integrante del processo progettuale.
L’intervento privilegia materiali locali, tecniche costruttive a secco, prefabbricazione in legno e sistemi di recupero delle acque meteoriche. Più che introdurre nuovi elementi, i progettisti hanno lavorato per sottrazione e ricomposizione, restituendo coerenza al paesaggio e valorizzando le curve di livello originarie del terreno.
Proprio questo approccio ha contribuito al riconoscimento del Premio RĒGULA 2025, che ha premiato Borgo Banditaccia per la sua capacità di coniugare memoria e contemporaneità, qualità architettonica e sensibilità paesaggistica.
Un’architettura pensata per essere abitata
Borgo Banditaccia non è un oggetto iconico da osservare a distanza ma un’esperienza dello spazio: un luogo in cui architettura, luce e paesaggio si intrecciano per creare un modo di abitare più lento e consapevole.
Un’opera in cui la rigenerazione del patrimonio rurale diventa occasione per riflettere sul rapporto tra architettura e territorio, dimostrando come si possa lavorare non per sovrapposizione, ma per ricucitura. Ogni scelta, di segno o di materia, contribuisce a costruire un equilibrio tra forma e paesaggio, restituendo al borgo una nuova vita.














