Terminal ACTV Pietà - Venezia
In principio fu il Louvre. O meglio, l’enorme piramide trasparente che Leong Ming Pei ideò come nuovo ingresso per il museo. Quando la videro al suo posto, tra le facciate color crema del mausoleo che ospitò i reali di Francia, in molti – e non solo parigini – quasi svennero, dando il via a contestazioni non ancora placate a vent’anni di distanza.
Ciò nonostante proprio quell’intervento rivoluzionario contribuì in modo definitivo a ribaltare una certa abitudine urbanistica che voleva l’antico con l’antico, e il moderno col moderno. Tanto che negli ultimi decenni quella di conciliare il vecchio e il nuovo è diventata una delle sfide più affascinanti dell’architettura; da una visione per rigide contrapposizioni stilistiche si è passati al valore della commistione, per cui più generi, se mescolati sapientemente, si valorizzano a vicenda.
Ecco quindi che nel cuore dell’Austria asburgica, proprio di fronte al Duomo, può sorgere la mole specchiante della Haas Haus, o che, restando in tema di polemiche, l’Ara Pacis di Roma viene avvolta nelle geometrie di vetro e travertino di Richard Meier.
Ma soprattutto, ecco che persino a Venezia, all’apparenza il terreno più improbabile per l’esercizio del gusto architettonico contemporaneo, si stanno pian piano facendo strada prospettive nuove: dopo la riapertura del Molino Stucky e l’inaugurazione del quarto ponte sul Canal Grande, in un contesto meno monumentale ma non meno importante per la vita della città si situa la realizzazione di nuovi terminal per la locale azienda di trasporti, l’ACTV.
Per una città che si muove sull’acqua, battelli, vaporetti e motonavi rivestono un’importanza capitale: ripensare questi punti nevralgici non significa dunque disegnare semplici infrastrutture, ma saper mantenere in piedi il delicato equilibrio tra le ragioni dell’estetica e quelle della funzionalità, tenendo a mente che qualsiasi cosa a Venezia finisce per essere, suo malgrado, un pezzo da esposizione. Merito degli architetti Pierpaolo Fugali e Luca Gasparini, classe 1968, che con il loro progetto unitario per la realizzazione dei nuovi terminal del Centro Storico si sono riusciti a mettere d’accordo tutti.
In occasione della recente inaugurazione del terminal della Pietà, nei pressi di Piazza San Marco, sono stati evidenziati gli indubbi pregi del progetto messi in luce dalle stesse parole delle Autorità presenti , che hanno sottolineato come la struttura non impedisca la lettura della facciata della Pietà, in quanto le dimensioni sono le stesse della struttura originaria progettata da Torres a inizio secolo. Senza contare che le dimensioni del terminal sono legate alla destinazione d’uso del fabbricato, che deve essere in grado di accogliere il fittissimo flusso di veneziani e turisti che qui si imbarcano per il Lido e il vicino Cavallino.
Quello all’architetto Duilio Torres è un riferimento di importanza centrale, in quanto è proprio ispirandosi alla foto storica di un suo analogo progetto degli anni ’30-’40 che gli architetti Fugali e Gasparini hanno concepito la loro opera. Opera che non cerca di mimetizzarsi nel contesto tipologico in cui si inserisce, ma anzi denuncia la propria diversità, dando origine a un esplicito confronto tra vecchio e nuovo, e per farlo sceglie un profilo semplice, di manufatto che non vuole “spiccare”, non vuole apparire, quasi sottomesso, “timido”, come lo definisce Fugali stesso, sia nei colori sia nei materiali.
Questi ultimi sono stati scelti proseguendo una tradizione tutta veneziana, dove il legno e lo zinco fanno la parte del leone. Per quel che riguarda il primo, oltre al suo impiego in strutture orizzontali e serramenti, è noto che l’intera città poggia su palafitte in legno; quanto allo zinco, numerose testimonianze dimostrano come fosse utilizzato in passato per coperture, canali di gronda e lattonerie in generale. Ad essi si sono poi aggiunti l’acciaio, il materiale più adatto a garantire la removibilità delle strutture richiesta dalla committenza, e il vetro, imprescindibile per ottenere l’effetto di trasparenza e non-invasività, e per offrire una compenetrazione tra interno ed esterno, un contemporaneo effetto di volume e trasparenza, di pieno e vuoto. Il risultato è dunque una costruzione dalle forme leggere, che il lato aperto verso il piazzale e le ampie finestrature sul lato laguna rendono estremamente permeabile da un punto di vista visivo, favorendone l’inserimento nel contesto circostante.
Il terminal si compone di tre parti: la cabina per l’attesa dei passeggeri, le due pensiline laterali e la biglietteria. La cabina coperta ha una superficie cdi circa 170 mq, adatta a ospitare 680 persone; al suo interno, sul fronte terra, si trova il corpo biglietteria, che ospita anche le attrezzature logistiche, mentre sul fronte laguna vi è un ampio spazio di pontile scoperto destinato alla gestione dei flussi in ingresso e uscita. Da questo si dipartono le due pensiline, che proteggono i passeggeri da pioggia e sole. Sia la copertura della cabina, con la sua forma a volta fortemente ribassata, sia le due pensiline sono composte da una struttura in acciaio rivestita con pannellature in zinco-titanio zintek®: una scelta questa che ha messo insieme nel modo migliore le già citate ragioni estetiche e quelle funzionali.
Graficamente, infatti, col suo colore grigio prepatinato lo zintek® elimina i problemi legati al riflesso delle superfici metalliche, e con il passare del tempo va ad assumere una colorazione uniforme e stabile; funzionalmente, se da un lato la presenza del rame nella lega aumenta la resistenza alla trazione, mentre quella del titanio riduce il coefficiente di dilatazione, e se in più l’ossidazione dona al materiale uno strato autoprotettivo stabile nel tempo e resistente alla corrosione, ecco che il risultato sarà una copertura non influenzata da variazioni di temperatura, da radiazioni ultraviolette e da erosione eolica. Il pacchetto di microventilazione ad essa associato, inoltre, garantisce temperature accettabili anche nei periodi di afa, tipici del peggior clima lagunare.
Per le pareti sono stati poi impiegati serramenti in acciaio e vetro antisfondamento, parzialmente accoppiati a doghe in legno (mogano “Sapelli”), mentre il pavimento del pontile è in materiale composito, costituito per il 70 % da legno riciclato e per il rimanente 30% da polipropilene, anch’esso riciclato. Questo per ovviare ai problemi di manutenzione richiesti dal legno naturale, e per motivi ancora una volta estetici, legati al viraggio e quindi all’inevitabile cambiamento di colore cui è soggetto il legno nel tempo.
Il nuovo terminal è quindi un ambiente spazioso, accogliente e protettivo che i cittadini già dimostrano di apprezzare, forse cogliendo anche, nelle sue forme tondeggianti che ricordano quelle di un’onda, il valore simbolico di buon auspicio che i progettisti hanno voluto infondervi: un’onda del mare che rimane “pietrificata” prima di entrare in Laguna. Un tema di grande attualità nella lotta quotidiana alla salvaguardia delle meraviglie di Venezia.
|
 |
|