Il restauro del Sacrario di Castel Dante

Conservare la memoria, per guardare al futuro

La vocazione di Zintek non è solo quella di costruire il presente, ma anche di proteggere e valorizzare il passato.

Il restauro del Sacrario Militare di Castel Dante di Rovereto, uno dei luoghi più significativi sorti in ricordo delle vittime della Grande Guerra in Italia, è iniziato nel gennaio 2019 e, dopo l’interruzione per emergenza sanitaria da Covid-19, verrà concluso verso la metà giugno 2020.

Il progetto di restauro è stato commissionato nel 2015 all’arch. Andrea Bonazza di Trento dalla Soprintendenza per i Beni culturali della Provincia autonoma di Trento, su delega del Ministero della DifesaCommissariato Generale per le Onoranze ai Caduti, proprietario del sito monumentale.

La Direzione Lavori è stata affidata all’architetto Manuela Baldracchi nell’autunno 2018.

Il Team è stato eccezionale: l’Impresa Inco di Pergine Valsugana (TN) (impresa appaltatrice) con il direttore geom. Luca Conci e il geometra di cantiere Luca Dellagiacoma e la Ditta Pasquazzo e Perozzo di Scurelle (TN) (ditta per le opere di lattoneria) con il maestro lattoniere Giovanni Perozzo e il figlio Roberto e la Zintek di Porto Marghera (VE) ditta produttrice del laminato zinco-titanio zintek®, con la consulenza del tecnico Andreas Hofer.,

Il primo approccio con il monumento e con il sito è stato orientato verso la conoscenza del sistema architettonico, sia dal punto di vista fisico e materico, sulla base del progetto dell’architetto Andrea Bonazza, sia per quelle componenti dell’architettura che rendono un edificio qualcosa di più complesso, qualcosa che va al di là della semplice costruzione, che lo eleva a fatto simbolico e lo rende documento della cultura specifica di un’epoca.

Il Sacrario prende origine da un contesto bellico, da una guerra che ha chiesto il sacrificio di migliaia di giovani vite, ma è un monumento che guarda al futuro e che esorta alla pace.

Si erge sulla sommità di un colle, in una posizione ben visibile da tutta la Val Lagarina, a fianco del colle che ospita la Campana della Pace. È un luogo che va raggiunto a piedi, attraverso un parco, percorrendo un breve tracciato in salita che orienta lo sguardo verso il cielo. Salire la maestosa gradinata fino al portale monumentale, entrare nell’ampia sala luminosa sormontata dalla cupola, dove sono poste le are di Fabio Filzi e Damiano Chiesa e ridiscendere le scale interne per percorrere i tre anelli del basamento accompagnati dai nomi di migliaia di vittime, incisi nella pietra delle cellette, è un’esperienza che toglie il fiato, che ferma il tempo, che fa sentire forte il battito della vita.

La percezione del fatto simbolico è una fase molto importante, che sta alla base della comprensione del monumento.

Il monumento presentava tre aspetti critici su cui concentrare l’attenzione progettuale: la cupola, i serramenti e le terrazze.

Per la cupola l’architetto Bonazza ha previsto la sostituzione integrale del manto di copertura con uno analogo in lamiera di zinco-titanio, appoggiato su tavolato ligneo con intercapedine ventilata.

Le problematiche evidenziatesi nella conservazione della struttura si potevano ascrivere al tema delle infiltrazioni di acqua piovana che avvenivano ormai da tempo sia dalle terrazze, originariamente pavimentate con grandi lastre in pietra, sia dalla cupola, che presentava un manto di copertura in lastre di piombo.

Il laminato in zinco-titanio zintek® dello spessore di 7/10, è stato scelto non solo per la garanzia di durata nel tempo ma anche per il colore opaco che assomiglia molto a quello del piombo originario e in grado, quindi, di mantenere inalterato l’effetto di chiaroscuro del progetto iniziale, determinato dall’alternanza di pietra calcarea (rivestimento), cemento (cornicione) e metallo (copertura). É stato sagomato sulla cupola lungo i meridiani conci concentrici, con passo di partenza non superiore a cm.105 e posato con il sistema di giunzione ad aggraffatura doppia. Questo sistema si adatta bene a molteplici forme architettoniche comprese le cupole. La tenuta all’acqua di un sistema aggraffato è strettamente legata alla pendenza del tetto. L’altezza della aggraffatura standard è di 25 mm e deriva dalla piegatura verso l’alto dei bordi longitudinali. Una volta agganciate le lastre, la piegatura del lembo di bordo crea una aggraffatura angolare. La aggraffatura doppia è frutto della ulteriore piegatura della aggraffatura angolare.

Il manto metallico di copertura ed il suo supporto di posa sono separati dalla struttura della cupola per mezzo di un’intercapedine aerata. L’intercapedine aerata favorisce i “moti convettivi ascensionali” e le coperture ventilate possono produrre un abbassamento della temperatura durante le ore di insolazione estiva e migliorare il comfort termico del sottotetto.

Il lavoro è stato particolarmente complesso poiché il profilo della cupola presenta, oltre alla calotta semisferica superiore, anche parti inclinate e tratti verticali, concludendosi alla base con il canale di gronda, perfettamente integrato a formare un tutt’uno con il manto.

Il tema del controllo delle dilatazioni è stato risolto con l’impiego di ganci speciali (formati da due unità scorrevoli) già predisposti da Zintek.
Questo dettaglio, che apparentemente sembra una giunzione trasversale semplice, offre tuttavia un doppio ostacolo alle infiltrazioni grazie alla ripiegatura della lastra inferiore ed alla bandella di fissaggio stagnata.

Per evitare infiltrazioni nel tempo dovute all’effetto di capillarità è stata interposta nella giunzione una stuoia a filamenti drenante.

Fondamentale è stato il rapporto con la Soprintendenza dei beni culturali della Provincia autonoma di Trento, con il soprintendente dott. Franco Marzatico nel ruolo di RUP, l’arch. Valentina Barbacovi e la geom. Flavia Merz tecnici funzionari dell’Ufficio Beni architettonici e con il Ministero della Difesa – Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti, in qualità di proprietario del sito monumentale.

PASSIONE ARTIGIANA…

Il lattoniere è una figura di fondamentale importanza nel mondo dell’edilizia, un artista più che un artigiano e la sua professionalità, le cui radici affondano nel tempo, ha un valore inestimabile e tangibile.

La realizzazione di una copertura, come quella di Castel Dante, esprime l’alto valore dei maestri artigiani e, contemporaneamente, sottolinea la necessità di lavorare per il mantenimento di una professionalità unica come quella del lattoniere.

Nel dettaglio cupola, infatti, sono due i plus che emergono: un materiale che ha un alto valore materico ed intrinseco e un artigiano che ne determina la corretta esecuzione. Questi due fattori uniti decretano la vita dell’opera.

Una collaborazione sinergica di questo tipo è fondamentale per la buona riuscita di un simile intervento, quando, cioè, si è di fronte al recupero di uno dei più importanti manufatti del Patrimonio Culturale Italiano del primo dopoguerra.

… IN UN DIALOGO A SERVIZIO DELL’ARTE

Zintek da sempre coopera con professionisti e istallatori, fornendo assistenza in cantiere, dettagli di posa e funge da tramite con le istituzioni, dove necessario.

Mantiene costantemente attivo un dialogo col mondo degli istallatori professionisti e valorizza la capacità espressiva dei lattonieri attraverso un’Academy con sede all’interno della stessa azienda, a Porto Marghera.

La Scuola di Lattoneria propone programmi di alto livello che per le Aziende partecipanti si traducono in innovazione, conoscenza, tecnologia e aggiornamento costante.

È questo il modo di Zintek di mettersi a disposizione dell’arte della lattoneria, conservandone le capacità, coniugandole con nuove tecnologie, nuovi contenuti, nuove metodologie e mettendole a disposizione di chiunque voglia crescere in una professione artigiana, che è fondamentale per la vita di ogni opera.

LA STORIA DI CASTEL DANTE

Il Sacrario di Castel Dante è un monumento a ricordo dei caduti della Prima guerra mondiale, che ospita le salme di 20.280 soldati italiani, austroungarici e cecoslovacchi

É stato costruito negli anni 1932-36 a cura del C.O.S.C.G. – Onoranze delle salme dei caduti di guerra, nel luogo dove un tempo sorgeva un antico maniero (Castel Dante), da cui ha preso l’appellativo.

Il progetto, a firma dell’architetto Fernando Biscaccianti (Urbania 1890-Bologna 1963), all’epoca docente di architettura alla Regia Accademia delle Belle Arti di Bologna, con la collaborazione dell’architetto Pietro del Fabro di Treviso, e per la parte statica dell’ingegner Carlo Felice Jodi di Modena, ha avuto una gestazione lunga e difficoltosa, iniziata nel 1929, con la redazione di varie proposte progettuali.

La soluzione finale è relativa ad un possente manufatto a forma semicircolare, impostato su un alto basamento composto di due gradoni terrazzati destinati ad accogliere al loro interno le spoglie dei caduti in loculi disposti nello spazio murario dei due ordini di gallerie.

La cupola sommitale, leggermente ribassata, impostata su un cornicione continuo in conglomerato di cemento, copre un grande salone centrale concepito largo, solenne e sobrio, così da soddisfare le esigenze delle grandi funzioni e glorificazioni e che ospita, in due arche di marmo grigio che si fronteggiano, le salme dei martiri roveretani Fabio Filzi e Damiano Chiesa.

L’edificio, scrive Biscaccianti nella relazione di progetto, “dovrà dire chiaramente con la sua architettura l’ufficio suo”.

Il corpo cilindrico si movimenta con l’introduzione di otto colonne nello spessore murario, affiancate da strette feritoie vetrate che creano giochi d’ombra sulla massa altrimenti piatta della parete, e con l’aggiunta di un portale monumentale con frontone triangolare aperto, sormontato da un alto finestrone strombato.

L’attenzione agli effetti di chiaroscuro è enfatizzata dall’impiego della pietra calcarea in tonalità chiara usata come rivestimento, e finita con diverse lavorazioni per ottenere superfici meno scabre dal basamento verso il corpo cilindrico. Infine, la soluzione tecnica del cornicione in cemento a gradoni, alla base della cupola, aggiungerà un ulteriore elemento plastico alla costruzione.

La costruzione è stata ultimata nell’aprile del 1937 ed il monumento è stato inaugurato il 4 novembre del 1938.

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