Il nuovo polo scolastico Marconi–Lévinas a Merano nasce da un concorso di progettazione in due gradi bandito dalla Provincia Autonoma di Bolzano nel 2013. Il programma prevedeva la realizzazione della nuova sede per due istituti: la Scuola professionale provinciale per l’artigianato, l’industria e il commercio Guglielmo Marconi e la Scuola per le professioni sociali Emmanuel Lévinas.
Il progetto si inserisce nel quartiere Maia Bassa, tra i fiumi Adige e Passirio; il suo toponimo rimanda probabilmente al Castrum Maiense, antica stazione doganale romana. Pur essendo ormai parte integrante di Merano, l’area della Maia Bassa conserva ancora la propria struttura originaria, influenzata dalle geometrie imponenti della caserma e dall’asse dell’ippodromo.
Il lotto che ospita le nuove Scuole si trova al limite meridionale del quartiere, lungo via Scuderie, dove abitazioni, attività produttive e grandi infrastrutture convivono in un melting pot edilizio contraddistinto da progressive sovrapposizioni. Il progetto interviene proprio su questo margine indefinito e gli conferisce nuova leggibilità, attraverso un impianto semplice ed efficace: un edificio in linea che dialoga con una torre posizionata lungo la strada, incaricata di mediare il rapporto con lo spazio pubblico. Tra i due volumi, un piccolo giardino e una piazza-parterre sopraelevata.
Principi tipologici e temi compositivi
Il binomio tipologico linea-torre rende evidente l’autonomia architettonica della scuola rispetto al contesto, pur senza ricorrere a forme tradizionali. Gli ambienti didattici specializzati sono distribuiti nei due edifici, collegati dall’atrio comune — direttamente raggiungibile dalla piazza sopraelevata — in cui si concentrano le principali funzioni collettive. Nella torre trova posto la Scuola Lévinas, mentre l’edificio in linea accoglie la Scuola Marconi, organizzata per piani tematici: nel podio i laboratori e le officine meccaniche, nel corpo in elevazione i laboratori di elettronica, le aule didattiche e il settore del commercio. Al piano interrato si trovano un parcheggio e due palestre.
Questo impianto compositivo e tipologico consente di organizzare in modo chiaro gli spazi collettivi della sala polifunzionale, della biblioteca e delle palestre, utilizzabili anche al di fuori degli orari di attività didattica. All’esterno, piccole aiuole e filari di alberi ad alto fusto si aggiungono alla vegetazione esistente, interamente conservata.
Architettura
Il nuovo plesso scolastico si configura come un’unica costruzione articolata in tre elementi: un podio, inteso come suolo artificiale che ridisegna il profilo del luogo con lo sfondo del crinale alpino, sul quale si appoggiano, in apparente sospensione un corpo longitudinale e uno più slanciato.
La giustapposizione di questi volumi definisce uno schema semplice e rigoroso, che riduce al minimo il numero di elementi in gioco per arrivare a una composizione di forme pure, il cui obiettivo è restituire un’immagine sintetica e riconoscibile della “scuola” come spazio dell’istituzione educativa.
Pur nella ricerca di omogeneità espressiva, i volumi mantengono una propria autonomia figurativa e tecnica. L’edificio in linea è un corpo doppio, a sviluppo longitudinale, organizzato attorno a un corridoio centrale e articolato su tre piani fuori terra oltre al basamento: al primo livello il contatto con il podio è mediato da un lungo nastro vetrato a tutta altezza che definisce il fronte su via Scuderie, mentre i piani superiori aggettano creando una sorta di portico aperto verso il parterre delle scuole, raggiungibile attraverso una scala monumentale e un ascensore.
La torre semplifica ulteriormente la propria volumetria, affidando la definizione del proprio carattere alla pelle di facciata e a un lieve aggetto verso la piazza. Dietro al rivestimento in doghe verticali in zinco-titanio zintek®, modulare e ripetitivo, calibrato sull’interasse strutturale, si dispongono le aule e i laboratori, serviti da un corridoio centrale.
Gli spazi e i servizi condivisi dalle due scuole si trovano al piano rialzato, soluzione che permette ai laboratori di avere luce e aria diretta, migliora la qualità degli ambienti di lavoro e media il passaggio tra lo spazio pubblico della strada e quello più raccolto dell’atrio vetrato.
Spazi interni
L’impianto tipologico e distributivo, che segue una struttura a maglia regolare, consente un uso efficiente delle superfici interne, adattabili a eventuali cambiamenti d’uso.
Nelle aule dell’edificio in linea, i banchi sono disposti in file orientate per sfruttare al meglio la luce naturale, e il corredo di arredi e attrezzature (armadi, lavagne a scorrimento, schermi e dispositivi per la videoproiezione) permette configurazioni diverse e didattiche avanzate. I laboratori sono impostati in funzione delle attività pratiche, con ambienti per le attrezzature chiaramente delimitati e percorsi interni dimensionati per il passaggio sicuro di studenti e materiali.
Anche il volume della torre Lévinas è attraversato longitudinalmente da un corridoio distributivo, disposto però in posizione asimmetrica per distinguere al meglio la fascia delle aule dai locali di servizio. Le aule normali e di informatica seguono un’impostazione simile a quella della Marconi; i laboratori sono organizzati per sostenere attività di sperimentazione, combinando arredi tecnici e spazi per la didattica frontale.
Spazi esterni
Convinti che la qualità di un progetto non risieda soltanto nel gesto architettonico ma comprenda il rapporto del costruito con l’ambiente circostante, i progettisti hanno dedicato una particolare attenzione agli spazi esterni, pur limitati nelle dimensioni, predisponendo due parterre verdi lungo via Scuderie e uno all’angolo con via Kuperion, accompagnati da filari di alberi ad alto fusto. La vegetazione a ridosso dell’edificio contribuisce al controllo passivo del microclima: favorisce l’evaporazione e l’umidificazione dell’aria, crea ombra, riduce la riflessione della radiazione solare verso le facciate. In questo modo, il progetto risponde sia a esigenze estetiche e paesaggistiche che a obiettivi di sostenibilità ambientale.
La piazza-parterre sopraelevata è l’altro elemento chiave: estende verso l’esterno gli spazi interni delle scuole, organizza gli accessi alle due sedi e offre un luogo di sosta e incontro per studenti e personale durante le pause.
Costruzione
Tutte le scelte di progetto — materie prime, forme, orientamento, rapporto tra pieni e vuoti — rispondono alle esigenze di un’architettura sostenibile, che punta a ottimizzare i consumi e i costi di costruzione e gestione nel tempo.
La sostenibilità è stata affrontata con una combinazione di sistemi impiantistici attivi e uso razionale delle risorse: l’impiego di tecniche e materiali tradizionali, adatti al clima e al contesto, garantisce durata, facilità di manutenzione e un ciclo di vita con impatto ambientale contenuto.
Anche l’involucro è stato progettato per limitare le dispersioni termiche. Si è optato per una facciata continua ad alte prestazioni, che combina un rivestimento metallico in zinco-titanio zintek® con uno strato di isolamento sulla struttura muraria: una soluzione che contrasta sia le dispersioni invernali sia i surriscaldamenti estivi, grazie a sistemi di schermatura esterna integrati. Le superfici vetrate sono realizzate con vetri basso-emissivi per limitare la perdita di calore in inverno.
Il microclima interno è gestito da un sistema di climatizzazione radiante a soffitto, alimentato da fluidi a basso gradiente termico provenienti dal teleriscaldamento. Un impianto di ventilazione meccanica con recuperatore entalpico e canali nei corridoi garantisce un buon ricambio d’aria. Le unità di trattamento aria sono collocate in copertura, per ridurre al minimo l’ingombro dei vani tecnici interni; qui trovano inoltre posto pannelli solari termici per l’acqua calda sanitaria e l’integrazione del riscaldamento, oltre a un impianto fotovoltaico che alimenta la pompa di calore e l’illuminazione interna, prevista con sorgenti a basso consumo. Una parte compartimentata della copertura, con i relativi impianti, è accessibile alla Scuola Marconi per attività didattiche.
Le finiture interne sono differenziate in base agli usi. Le aule per la didattica frontale hanno pareti e soffitti intonacati e tinteggiati con pitture lavabili; le officine della Marconi, destinate ad accogliere macchinari, mantengono pareti in blocchi di calcestruzzo a vista e soffitti non rivestiti. Gli spazi comuni e di relazione, come il grande atrio al primo piano e i corridoi, sono dotati di controsoffitti in cartongesso.
I rivestimenti
Il basamento è rivestito da pannelli compositi in matrice cementizia, realizzati con cemento grigio, inerti silicei e fibre di vetro di rinforzo, con buone prestazioni di impermeabilità e durabilità. Sul lato verso la strada, il basamento si apre con ampie vetrate che mettono in mostra i laboratori: da una parte rafforzano la continuità fra interno ed esterno e garantiscono luce naturale agli spazi didattici più tecnici, dall’altra permettono di vedere in real time le attività della scuola.
Il nastro vetrato del primo piano, che collega il basamento e i volumi superiori della linea e della torre, è un elemento leggero che proietta verso la piazza-parterre il grande atrio.
Il volume superiore è definito da un unico disegno di facciata: il rivestimento in zintek® organizza il rapporto tra pieni e vuoti e unisce valore compositivo e prestazioni tecniche. A seconda dell’esposizione e delle esigenze interne, il rivestimento alterna porzioni opache a zone filtranti, composte da lamelle verticali che schermano grandi superfici vetrate.
La scelta del materiale e del colore, valutata anche in termini di durabilità e resistenza, garantisce un buon inserimento nel contesto produttivo circostante e racconta la vocazione tecnica e professionale dell’istituto, contribuendo a costruirne un’identità architettonica chiara e riconoscibile.















