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CENNI STORICI SUL LAMINATO DI ZINCO

L’atto di nascita dello zinco, inteso come semilavorato per impieghi edili, risale agli inizi del secolo XIX.
Fu infatti nel 1805 che due metallurgisti inglesi, Hobson e Sylvester, ottennero il primo brevetto per la lavorazione plastica di questo metallo a temperature comprese tra 100 ed i 150° Centigradi.
A questo brevetto, che aprì la strada alla produzione industriale del laminato di zinco ne seguirono, a breve distanza, altri due: uno, dello stesso Sylvester, per l’impiego del laminato nel sfasciamento delle chiglie delle navi e nella copertura dei tetti ed un altro, della Ditta Pope & C. di Bristol, per la preparazione di lamiere di zinco malleabili particolarmente adatte per le coperture.
E’ interessante notare, a più di 150 anni di distanza, che il brevetto della ditta Pope, oltre a mettere in evidenza le particolari doti di leggerezza del nuovo materiale metallico per coperture, richiamava l’attenzione sulla specifica azione protettiva, svolta sul laminato, dal velo di ossidi che si venivano a formare sulle superfici dello stesso per azione degli elementi atmosferici.
Questa teoria, che precorreva quelle più moderne e recenti sulla autoprotezione svolta dallo zinco, doveva avere la sua più valida conferma pratica dalla lunga durata di alcuni tetti realizzati proprio all’inizio dell’ottocento.

Alle scoperte inglesi faceva intanto seguito, in Europa, l’azione di un belga, l’ex-abate Jacques Daniel Dony, che dopo aver installato in un sobborgo di Liegi, nel 1808, la prima fonderia di zinco del suo Paese la dotava, nel 1812, di un laminatoio utilizzandone il prodotto per la copertura dei tetti.
Per l’iniziativa e l’intraprendenza di questi pionieri il laminato di zinco faceva così il suo ingresso nell’edilizia di allora.
Le prime coperture in zinco di una certa importanza vennero realizzate in Belgio:
a Liegi, nel 1811, venne eseguito il tetto della chiesa di San Bartolomeo e nel 1812, sempre nella stessa città, fu ricostruita la copertura del complesso (basilica e campanile) della Cattedrale di San Paolo andata distrutta nel corso della Rivoluzione Francese.
Per quanto il nuovo materiale avesse stimolato l’interesse degli specialisti del tempo, la sua disponibilità sul mercato era così esigua che le sue applicazioni si limitarono, per un certo periodo, ad edifici particolarmente importanti.
E’ nel 1820 la copertura del tetto del teatro de la Mannaie a Bruxelles; copertura che doveva resistere validamente all’incendio che, trentacinque anni dopo, distrusse completamente l’edificio. Ricostruito nel 1856, con lo stesso tetto di zinco con cui venne ricoperto più di un secolo fa.
Con lo sviluppo delle unità produttive il laminato di zinco cominciò ad essere impiegato anche per le coperture delle comuni abitazioni.

Nel 1836, ad esempio, fu registrato in Francia il consumo di alcune migliaia di tonnellate per i tetti della sola città di Parigi. Il suo impiego andò estendendosi al resto dell’Europa dove venne valorizzato da alcune applicazioni in edifici di indubbio pregio artistico.
Tra queste, ricordo la copertura del bellissimo duomo di Colonia eseguita nel 1860, copertura che assolse degnamente i suoi compiti funzionali ed estetici fino a quando azioni belliche della seconda guerra mondiale non la danneggiarono in modo irreparabile.

Ricostruita al termine del conflitto con lo stesso metallo essa testimonia la rinnovata fiducia dei tecnici e dei costruttori della nostra epoca nel laminato di zinco.

L’applicazione dello zinco nella copertura dei tetti continuò ad estendersi per tutto il secolo XIX tanto da richiedere, a decorrere dal 1867, l’istituzione di scuole specializzate per lattonieri.
Questa innovazione fu feconda di risultati e contribuì a determinare quel diffuso impiego delle coperture di zinco che, ancora oggi, si riscontra.

 

 
   
 

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